Ci piace raccontare storie di persone comuni. Come studenti che a 18 anni prendono e partono all’estero per studiare. Oggi è toccato ad Alessandro Pinna, cagliaritano, matricola di odontoiatria nella città spagnola.

– Ciao Alessandro, come mai hai deciso di partire per Valencia?

Le opportunità che mi offriva la Spagna erano quest’ultima o Madrid. Madrid mi piaceva ma non esageratamente, il campus dell’università era bellissimo ma distava 20 km dalla città e inoltre ho sempre preferito il clima mite mediterraneo, un po’ come quello di Cagliari, e siccome per me era già difficile lasciare casa, ho cercato di andare in un posto che per alcuni aspetti potesse assomigliarli.

– Che studi hai scelto dopo la maturità?

Studio odontoiatria, come la maggior parte degli italiani in Spagna. Purtroppo il nostro sistema universitario permette a sempre meno persone di poter entrare, viste le condizioni quasi “proibitive” dettate da test difficilissimi e parer mio esageratamente inutili. L’Italia continua a adottare il suo sistema che è diverso dal resto d’Europa e del mondo. In tutto il resto d’Europa come appunto in Spagna, le università seguono il piano di Bologna, che secondo me è meglio e un po’ più “moderno”.

– Domanda scontata: cosa ti manca di Cagliari?

Tante cose, per prima sicuramente la famiglia, perchè per me a differenza di molti altri è stata importantissima sotto ogni punto di vista, se sono qua e sto studiando quello che sto studiando lo devo solo a loro. Mi mancano gli Amici, quelli veri, mi manca la città con i suoi fantastici panorami e mi manca il mio amato mare. All’inizio appena partito pensavo che non mi sarebbe mancato niente di casa, vista la mia voglia di voler evadere e staccare da quella monotonia, mi sbagliavo però, mi sono reso conto solo dopo che quella città era davvero magica, davvero fantastica. E’ proprio vero che le cose acquistano valore sono quando non si hanno più, come per gli oggetti anche per una città vige la stessa regola. L’unica cosa che veramente non mi manca e la mentalità della maggior parte della gente e in particolare dei ragazzi, troppo chiusa e paesana,come se fossimo abitanti di un paesino di 500 persone.

– Curiosità: come hai trovato i valenciani?

Assomigliano molto a noi italiani, in particolare a noi cagliaritani, sia per modi di vestire sia per modi di fare. Sono tutti abbastanza simpatici e aperti, a volte per fino esagerati.

– Quali difficoltà?

Vivere solo e all’estero per me non sono state tantissime per fortuna. L’inizio come un pò per tutto è stato difficile, soprattutto per l’università e esami annessi. Le difficoltà non sono mancate anche nell’iniziare a dover fare tutte le faccende domestiche da solo e dovermi occupare di bollette e tutto ciò che riguarda il vivere da solo. Per fortuna però ho trovato degli ottimi coinquilini che mi hanno aiutato molto e mi hanno alleggerito il peso di fare tante cose.

– Cosa ti piace e cosa non ti piace di Valencia?

Piacere diciamo che mi piace quasi tutto, sono sempre stato uno che si ambienta facilmente. A me aveva sempre incantato l’idea di imparare a parlare lo spagnolo e di vivere in Spagna. Mi trovo benissimo sia con i nuovi amici sia con l’università. La città nonostante sia abbastanza grande è vivibilissima e perfetta per i ragazzi. La movida è proprio l ultima cosa che manca, gli spagnoli vanno pazzi per le feste e per qualsiasi tipo di divertimento, e inoltre fino all’ anno scorso Valencia era la città che contava più erasmus d’Europa. Per quanto riguarda invece ciò che non mi piace posso dire che non mi trovo benissimo con il cibo, perchè abituato troppo bene come la maggior parte degli italiani e con alcuni comportamenti delle ragazze spagnole.

– Qualcosa di Valencia da esportare a Cagliari, e viceversa?

Se potessi portare qualcosa di Valencia sicuramente porterei l organizzazione che hanno saputo adottare per quanto riguarda il turismo e anche un po’ di mentalità un po più aperta e più festaiola. La città funziona alla perfezione ed è sempre strapiena di turisti, non ha niente in più di Cagliari,ma anzi a livello di monumenti, paesaggi ecc siamo notevolmente messi meglio. Di Cagliari invece porterei letteralmente la città intera perchè fantastica, e tanta gente che ha voglia di lavorare veramente ma non ne ha la possibilità.

e– Consiglieresti a un ragazzo un’esperienza del genere?

Senz’altro. Penso sia una delle esperienze più belle e costruttive della mia vita. Si migliora,si cresce e aumentano sempre di più le idee e le ambizioni. La mente ha sempre bisogno di nuove “cibo” per poter migliorare e essere stimolata, e quale modo migliore se non quello di andare a vivere soli in un’altra azione? Il mondo è fuori, non di certo a Cagliari o Valencia, e per questo che secondo me è fondamentale partire, viaggiare, fare sempre nuove esperienze e da queste prendere spunto per poi magari poterle attuare un domani dove più si preferisce e ritiene giusto. La mente pensa, ragiona e funziona in modo diverso quando è lontana da casa e immersa in un altra dimensione, quindi se posso dare un consiglio nel mio piccolo a tutti ragazzi che oggi sono indecisi se partire o meno io dico partite che vedrete che un giorno ringrazierete voi stessi per averlo fatto.