E’ capitato a tutti, e ad alcuni capita ancora, di rincasare dopo un’estenuante giornata di lavoro e di buttarsi sul letto a pensare, pensare. Partire con l’immaginazione e lasciarsi andare con la fantasia ai propri desideri, alle proprie ambizioni, ai propri sogni. Ma la vita è una questione di scelte, si sa, e se la mattina dopo hai la forza e la volontà di seguire davvero i tuoi sogni, lavorando sodo e non dando adito alle malelingue, allora tutto è possibile. E’ quello che è successo a Riccardo Giacomini, in arte Riky Blatha, emergente rapper cagliaritano che si è ritrovato dall’ascoltare 2Pac e sognare come tanti adolescenti di divenire come lui, al realizzare davvero un piccolo sogno: vincere il ‘Pepsi Beat on Stage’, davanti a una nutrita schiera di colleghi provenienti da tutta Italia e una giuria nazionale di tutto rispetto. Probabilmente il primo passo verso la sua definitiva consacrazione nel panorama musicale italiano.

Lo abbiamo sentito per voi, solo qui, su Sciradì.

Ciao Riky, benvenuto su Sciradì. Partiamo dalle origini: come nasce la tua passione per il rap?

“Ho iniziato ad avvicinarmi al rap fin dai miei primi anni di vita, avendo un fratello piu grande di me di qualche anno che gia rappava. Ricordo ancora programmi come ‘Black Time’ che era uno dei pochi programmi che al periodo passava video hip hop oltre il classico ‘Yo-Mtv-Rap’ su Mtv (quando ancora Mtv trasmetteva musica), e se pure cosi piccolo (6-7 anni), già ero affascinato da questi personaggi con i pantaloni larghi che rappavano in posti che noi definiremmo squallidi, con super fighe e super macchine sempre in bella mostra. Ben presto poi, quasi per gioco a quell’eta, o forse come molti fratelli minori sapranno più per cercare di imitare quello che fa tuo fratello più grande, mi son messo a rappare e scrivere canzoni e da quel giorno non mi son più fermato!”

Chi erano i tuoi idoli del genere da ragazzino? A chi ti sei ispirato nel tuo stile?

“Sono sempre stato un fan di 2Pac fino a oggi. I miei idoli nel tempo son cambiati e molti li ho rivalutati: sembrerà assurdo ma da piccolino odiavo la musica di Notorious! Ho capito il genio solo diversi anni dopo, stessa cosa per Eminem che ai tempi ascoltarlo era quasi una vergogna, perche ritenuto il “king” della musica rap commerciale, poi capisci che dietro alle hit radiofoniche c’e un Dio del rap ma questo è avvenuto col tempo. I miei rapper preferiti da bambino erano sicuramente Method Man (quello di Tical 2000), Redman, Snoop Dogg (album come “Doggystyle” o “Doggfather” mi hanno davvero segnato!) Dmx, Big Pun, Busta Rhymes, tutti artisti che hanno forgiato il mio modo di rappare e mi hanno reso il Riky che sentite oggi.”

Dal 2007 fai parte del progetto Blatha Fam. Cosa ci dobbiamo aspettare da questo collettivo prossimamente?

“La Blatha è la mia seconda famiglia! In questo periodo mi trovo molto impegnato a chiudere dei lavori da solista ma anche per i miei lavori ho la piena collaborazione sia del mio socio Rabi che di DjSputo che oltretutto mi segue in tutti i live. Con la Blatha abbiamo fatto tanti lavori, alcuni progetti ufficiali come ‘Volevo un Hummer’ o ‘Blathacadabra’, altri un po piu “street” come gli ‘S.c.a.r.t’. Ultimamente abbiamo diversi brani in cantiere, bisognerà solo raggrupparli in un mixtape o album e dopodichè farveli sentire. Probabilmente se ne parlerà per i primi del 2015.”

Lo scorso giugno hai sbancato il ‘Pepsi Beat On Stage’ stracciando la concorrenza di alcuni tra i tuoi colleghi provenienti da tutta Italia. Cosa hai provato e pensato nel momento in cui il tuo nome è apparso sullo schermo?

“Il Pepsi Beat è stata un ottima opportunità di farmi conoscere fuori dall’isola, opportunità che grazie a Dio son riuscito a cogliere perchè vi confesso che sino al giorno della mia iscrizione non volevo assolutamente parteciparvi! Vincere un contest importante come questo, dove la giuria è composta da personaggi di eccellenza e dove le sfide vengono fatte di fronte a migliaia di persone su palchi lontani da quelli di casa tua è sicuramente una bella botta!”

Emilio Lussu diceva che in Sardegna uccide più l’invidia che la malaria. E’ davvero così difficile emergere in Sardegna? Che consiglio ti senti di dare a chi, come te, vorrebbe emergere in Sardegna e fare della sua passione il suo lavoro?

“Per un rapper sardo emergere è sicuramente piu difficile che per un ragazzo del nord-Italia. Il primo motivo è che il pubblico ristretto che gira e rigira dopo un po che suoni è e sarà sempre quello! Seconda cosa le opportunità di spostarsi sia a livello economico che geografico. Un’altra cosa che non giova ai rapper sardi è la scarsa collaborazione tra nord-Sardegna e sud-Sardegna che vedo ormai da quando ho iniziato a rappare. Non mi sento di dar nessun tipo di consiglio a chi oggi vuole continuare a rappare e magari ha il sogno di emergere se non quello di fare musica e di fregarsene del giudizio degli altri, più o meno costruttivo che sia. Oggi c’e il web, c’e YouTube, quindi non c’e modo migliore che utilizzare queste piattaforme per promuoversi. Non c’e una regola, una formula per emergere, e credo che non ci sia mai stata. C’e solo l’impegno da parte di chi la musica la fa di farsi sentire a tutti i costi.”

Il rap è ormai appurato che stia prendendo sempre più piede, anche in Italia. Pensi che la scena hip hop sarda possa contribuire a prestare talenti al panorama italiano in un futuro prossimo?

“La Sardegna è un covo di mostri del rap, ed è cosi dai primi anni ‘90! Eravamo avanti con artisti come gli SR Raza e i La Fossa e lo siamo tutt’ora. Probabilmente il solo fatto di essere lontani dalla penisola ci ha reso piu genuini, piu puri, meno influenzati dalle tendenze che dominano sopratutto il nord-Italia e ci ha reso più originali a livello tecnico e di produzione, e probabilmente anche il semplice fatto che emergere in un panorama italiano per noi sia molto più complesso ci ha motivato e spinto a dare molto di più di altre realtà del resto d’Italia. Sono convinto che l’Italia si stia rendendo conto delle potenzialità degli artisti rap sardi e qualcuno già vince dischi d’oro, quindi credo sia solo questione di tempo! Sardegna state of mind!”

Il rap è anche una nobile arte per veicolare messaggi di denuncia, di sdegno, di libertà. Tu, dal canto tuo, cosa ti proponi di far passare attraverso i tuoi testi?

“Io faccio musica e non do nessun tipo di lezione morale. I miei più che messaggi son modi di vedere le cose, e non pretendo che tutti vedano il mondo come lo vedo io, anche se devo ammettere che molti condividono la mia visione delle cose. Se proprio dobbiamo parlare di messaggi, i miei messaggi talvolta sono anche negativi perchè la vita è piena di cose negative e se non ci fosse il rap a descrivere queste cose saremo sommersi da canzoni d’amore e brani che ti dicono che va tutto troppo bene, tipico andazzo della musica pop italiana. I miei testi sono uno spaccato della realtà di tutti i giorni, niente di più. In realtà puoi capire di cosa parlo semplicemente uscendo di casa, senza star lì a farti giri di parole o citazioni che capiremo forse in 5 o 6. Amo la semplicità, e se proprio devo comunicare un messaggio non c’e modo migliore della semplicità a livello di comunicazione per farlo arrivare. Non mi sento comunque un esempio da seguire o uno da prendere alla lettera, sono solo uno che scrive canzoni.”

Riky, i tuoi fan sono in continuo aumento. Come possono contattarti?  

“La mia pagina facebook è BLATHA FAM-RIKY, la mia musica la si puo trovare sia su YouTube (sul canale Blatha Fam) che sulla mia pagina Soundcloud cercando Riky (Blatha).”

Ci lasciamo con una domanda inusuale: progetti per il futuro?
“Progetti per il futuro tanti, devo ammettere che questo è un bel periodo che mi sta portando un sacco di opportunità lavorative e mi riferisco ovviamente a livello musicale. A breve uscirà un mixtape che anticiperà l’uscita dell’album ufficiale con tanto di collaborazioni interessanti dal panorama italiano. Prossimamente uscirà anche il videoclip con J-Ax, quindi aspettatevi la bomba!
Un saluto a tutti quelli che leggeranno quest’intervista.
Un abbraccio.
Riky”

 

Ringraziamo Riky per la sua generosità e per la sua disponibilità e gli auguriamo un futuro prossimo ricco di successi.

D’altronde, mai mettere limiti ai sogni.

 

 

Intervista a cura di Riccardo Soro

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